Més que un club: il sogno catalano

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Se oggi guardiamo ai trionfi del Barcelona ci rendiamo conto di avere davanti la squadra più forte degli ultimi cinquant’anni. Il loro stile di gioco, la loro sportività, le loro vittorie forse hanno un qualcosa di insuperabile. Hanno sconfitto un calcio fatto di muscoli e velocità, affondandolo con la tecnica; hanno combattuto anno dopo anno contro squadre piene zeppe di fenomeni e prime donne. E ne sono usciti sempre vincitori. C’è qualcosa di diverso e affascinante nello stile del Barça, e si vede. Il motto dei blaugrana dal 2006 è ”Mes que un club”. Letteralmente vuol dire: ”più che un club”. Il Barcelona non è solo calcio. Esiste un’enorme varietà di discipline sportive in cui il club gareggia, dalla pallacanestro alla pallamano, dall’hockey su pista all’atletica, alla pallavolo; il tutto gestito direttamente da soci, in una forma di azionariato popolare. Dietro i trionfi nelle coppe europee, dietro il dominio totale nel calcio giocato, si cela un disegno. Un sogno, forse.

Creare una squadra che con i suoi giocatori rappresenti la Catalogna. Una squadra forte. Dal 1904 la FCF (Federació Catalana de Futbol) ha organizzato circa 200 partite contro altre nazionali. Per anni il divario tra squadre FIFA e la Catalogna è stato enorme. Oggi battere i componenti di questa rosa è un po’ più difficile (immaginate il perché). Per capire meglio il valore di tutto ciò, andate a vedere la seconda maglia del Barça. I colori sono quelli della bandiera catalana. Il club si è sempre segnalato per attività e azioni di difesa della sua cultura, scrivendo nella sua lingua ufficiale tutti i documenti della società. Tranne qualche caso eccezionale, il capitano è sempre stato catalano.(Puyol,tanto per dire,lo è). Inoltre, il club si è schierato in più di una circostanza a favore delle rivendicazioni autonomistiche della Catalogna, firmando manifesti di appoggio agli statuti d’autonomia,come il più recente del 2005. Nel 1992 la Generalitat de Catalunya, ha conferito al club la Creu de Sant Jordi, il massimo riconoscimento assegnato dal governo catalano. Il vero tesoro degli invincibili azulgrana è però ”la masia” – il settore giovanile. Qui, durante gli anni, non sono stati presi soltanto giocatori forti da tutto il mondo. Al contrario, si è cercato di costruire un blocco di giovani fenomeni, amanti della maglia, tifosi e catalani nel sangue. C’è voluto tanto tempo, ma ormai la prima squadra è per il 90% catalana. Non ci credete? Andate a vedere da dove vengono Xavi, Iniesta, Fabregas, Piquè, Montoya, Puyol, Pedro, Busquets, Jordi Alba. Lo stesso Messi de facto è più catalano che argentino (arrivò a Barcellona a 13 anni).

Negli ultimi anni il club non solo ha promosso l’organizzazione di partite miste tra la selezione della Catalogna e di paesi di primo livello calcistico (ad esempio il Brasile o l’Argentina), ma ha anche concesso a questa selezione l’utilizzo dei suoi stadi per le partite e per gli allenamenti. Il club ha altresì firmato manifesti pubblici in favore di questa causa. Quando il pubblico del Camp Nou si infiamma per un gol, non c’è una città che esulta, ma una nazione intera. Durante la presidenza Laporta ebbe grandissimo seguito lo slogan «una nació, una selecció», ovvero: una nazione, una squadra. Ecco cos’è l’ FC Barcelona. Ecco qual è la loro vera forza. Ci siamo capiti?

Stefano Turriziani

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