Il punto politico – la sentenza Mediaset e l’elogio del malaffare

berlu

Condannato in via definitiva, per frode fiscale. Dagli anni 80 al 98, avrebbe ideato e organizzato un complesso sistema di società offshore e di comodo: lo scopo, gonfiare i prezzi dei diritti televisivi acquistati da Mediaset, e far figurare cosi un reddito inferiore a quello realmente conseguito. Un evasore fiscale, insomma, ma non solo. Più che altro, un uomo già spaventosamente ricco che, per pura sete di denaro, commette un reato pur di raggranellare qualche milione in più. Quest’uomo, secondo la Cassazione, è Silvio Berlusconi. Lo è incontrovertibilmente: res iudicata facit de albo nigrum, dicevano i latini. In pratica, al netto degli strepiti e delle auto assoluzioni del Cavaliere, oggi milioni di italiani si devono confrontare con un dato di realtà: per vent’anni, hanno votato un criminale.

E’ questo un nodo ineludibile. Non si scappa: o ci si rifugia nel teorema consolatorio della persecuzione giudiziaria, o ci si confronta apertamente con questo fatto. Il fatto, cioè, che metà paese, ripetutamente e con orgoglio, ha scelto fino ad oggi di farsi rappresentare da Silvio Berlusconi. Ora, il fascino del Cavaliere si giocava in gran parte sul suo successo imprenditoriale: la sua storia di imprenditore, però, esce del tutto compromessa dalla sentenza Mediaset. Ma lasciamo pure da parte la pronuncia della Cassazione: ci siamo già dimenticati del Lodo Mondadori? Serviva davvero la Suprema Corte per aprirci gli occhi sui metodi del Cavaliere? E ancora più radicalmente, servivano davvero i giudici? Non sarebbero bastate le parole di Berlusconi stesso?

In tutti questi anni, il Cavaliere ha sempre rivendicato apertamente il suo disprezzo per la legalità. Le tasse? Troppo alte, evaderle è necessario. I giudici? Tutti comunisti, occorre metterli a freno perché intralciano l’esecutivo. La Costituzione? Vecchia, rigida, un impaccio. Un impaccio, più in generale, sono le regole stesse: domina la volontà di essere legibus solutus, svincolato dal controllo del Parlamento e della magistratura. Tutto questo, in virtù di un superiore interesse del paese, identificato in blocco con la sopravvivenza del gruppo Mediaset e del Cavaliere stesso. Tutto questo era sotto gli occhi di tutti: eppure, mezza Italia lo ha votato lo stesso. Perchè?

Semplicemente, perchè si è identificata in lui. Berlusconi ha incarnato il disprezzo delle regole che pervade i sotterranei della società italiana, e al contempo gli ha dato legittimazione. In tanti hanno sempre pensato lecita l’evasione: Berlusconi lo ha anche detto ad alta voce. Una legittimazione dell’illegalità a cui Berlusconi ha dato un fondamento teorico e storico: i giudici, e in generale chi rispetta le regole, sono dei comunisti, invidiosi del successo politico e umano dell’Italia che produce (e delinque). Non a caso Berlusconi si è spesso richiamato come modello ai politici pre-Tangentopoli, uomini del fare vittime dell’astio dei magistrati. Insomma, buona parte dell’elettorato berlusconiano è stato sedotto dall’elogio del malaffare, cui intimamente si è sentito vicino. Nasce cosi il berlusconismo, ossia l’istituzionalizzazione del disprezzo delle regole: singolare mutazione genetica della destra italiana, un tempo law and order, che ha segnato per sempre la struttura del nostro Paese.

Chi, come Renzi, furbescamente dichiara di non essere anti berlusconiano, chiude volutamente gli occhi di fronte a un dato di realtà: il berlusconismo è stato un male, in cui milioni di italiani si sono consapevolmente riconosciuti. La sentenza della Cassazione, con la sua definitività, ci dice soprattutto questo.

Bartolomeo Romanelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...